Primitivo di Manduria

- Il prodotto
Il Primitivo di Manduria è un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata (DOC), prodotto da uve della varietà Primitivo, un vitigno autoctono pugliese che prende il nome dalla sua precocità di maturazione (dal latino primativus, ossia precoce). La sua origine è legata a incroci genetici millenari tra uve orientali importate da Illiri, Fenici e Greci, poi adattate nei secoli al clima caldo-arido della Puglia meridionale. Il vitigno Primitivo è geneticamente affine allo Zinfandel californiano e al Crljenak Kaštelanski croato, ma quello di Manduria ha caratteristiche organolettiche e culturali uniche e irripetibili. Il Primitivo di Manduria è dunque un vino rosso intenso, con riflessi violacei, strutturato, morbido e caldo, con un elevato grado alcolico e una straordinaria ricchezza aromatica, di cui al momento ne sono disciplinate due tipologie: 1) “Primitivo di Manduria DOC” – Min. 13.5% vol, del quale è prevista la variante “Primitivo di Manduria Riserva DOC” allorché invecchiato per almeno 24 mesi, di cui 9 in legno; 2) “Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOCG”, primo vino dolce naturale italiano ad ottenere la DOCG.
Area di Produzione
Il Primitivo di Manduria è prodotto esclusivamente in una parte della provincia di Taranto e in alcuni comuni della provincia di Brindisi, in particolare a Manduria, Sava, Maruggio, Lizzano, Avetrana, Torricella, Oria, Erchie, San Pancrazio Salentino. L’area di produzione si estende nella Terra dei Messapi, su suoli argilloso-calcarei, ricchi di ferro, con esposizioni soleggiate e ventilate. Il clima è tipicamente mediterraneo arido, con estati lunghe, secche e temperature elevate che si sono dimostrate ideali per l’accumulo di zuccheri e sostanze aromatiche nelle uve.
Storia
Il Primitivo è uno dei vini più antichi e rappresentativi della Puglia, la cui storia affonda le radici in epoche remote. Si ritiene, infatti, che sia arrivato nel territorio pugliese grazie agli Illiri, che dalla penisola balcanica introdussero questo tipo di vitigno sull’altra sponda dell’Adriatico, ben prima che i Greci colonizzassero il sud Italia. A rimarcare l’origine antica di tale produzione, occorre ricordare che, già in epoca romana, era comune la distinzione tra il vinum (vino spesso annacquato e arricchito con miele o spezie) e il merum, ovvero il vino puro, diffuso soprattutto nel territorio dell’attuale Puglia; ove, sebbene il termine non abbia trovato spazio nella lingua moderna, la sua radice è rimasta viva nei dialetti, tanto che le parole “mieru” o “mir” sono ancora oggi utilizzate per indicare il vino (specie quello rosso). Probabilmente questi vocaboli deriverebbero proprio dal lemma ilirico “mir”, utilizzato per definire qualcosa di “buono” o di “ben fatto”, sottolineando l’importanza storica e l’eccellente qualità del prodotto locale. In base a ciò, l’attuale Primitivo può essere considerato l’erede del citato merum, già popolare nell’antichità, lodato da Orazio e Plinio il Vecchio, il quale parlava di Manduria come di una città viticulosa. Durante il Medioevo, furono poi i monaci, in particolare i basiliani nel Salento e i benedettini sulla Murgia, a salvaguardare la tradizione vinicola locale, iniziando, tra l’altro, ad esportare il vino pugliese, che giunse insieme a pellegrini e crociati, sino alle coste della Siria e del Libano. Questi, infatti, utilizzavano i porti pugliesi, soprattutto quello di Brindisi, per imbarcarsi per la Terra Santa, stivando nelle navi anche il prezioso nettare locale. A tal proposito, la tradizione vorrebbe attribuire al nome della città, ove si era soliti, prima della partenza, scambiarsi un augurio solenne, proprio tramite il vino, la paternità del verbo “brindare”. Nei secoli successivi, il vino pugliese non smise di essere apprezzato; tuttavia la vera “nascita” del Primitivo moderno avvenne nel Settecento, grazie all’opera di don Francesco Filippo Indellicati, un ecclesiastico di Gioia del Colle, che individuò un vitigno che maturava prima degli altri. Il curato lo selezionò e lo piantò in purezza, dando vita a una varietà che si sarebbe distinta per la dolcezza, il colore intenso e la maturazione precoce, caratteristica quest’ultima che portò a chiamare il vino, prima con il nome di “Primaticcio” e poi con quello attuale di “Primitivo”. Da Gioia del Colle, il Primitivo si diffuse rapidamente in tutta la Murgia ma fu nelle campagne assolate del Salento, soprattutto attorno a Manduria, che trovò le condizioni ideali per esprimere al massimo le sue qualità. A seguito, poi, del matrimonio tra la contessina Sabini di Altamura, la quale portò in dote alcune barbatelle di Primitivo da impiantare nel feudo del marito, Don Tommaso Schiavoni-Tafuri di Manduria, la varietà si radicò definitivamente nella zona, producendo un nettare più alcolico, corposo e di colore violaceo intenso. Il Primitivo di Manduria divenne così richiesto che, alla fine dell’Ottocento, quando la fillossera devastò i vigneti francesi, fu esportato in massa per “tagliare” i vini più deboli. Questo uso commerciale lo riportò sulle rotte internazionali, ma segnò anche l’inizio di un’epoca di produzione intensiva, spesso più legata al profitto che alla qualità. La rinascita del Primitivo iniziò a partire dagli anni ’80-’90, ponendo maggiore attenzione alla qualità, alla cura del territorio, alla vinificazione in purezza nonché alla valorizzazione delle vecchie vigne ad alberello. Oggi il Primitivo di Manduria è considerato uno dei più grandi vini rossi del Sud Italia, apprezzato sia in Italia che sui mercati internazionali, con un crescente successo nei settori premium e bio.
Riconoscimenti
Il Primitivo di Manduria ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata (DOC) nel 1974, riconoscendo ufficialmente la qualità e l’unicità del vino prodotto in questa specifica area della Puglia. Nel 1998 nacque poi il Consorzio che ha legato e valorizzato la DOP e tutto il suo territorio, tutelando questa grande denominazione d’origine protetta che, ormai da anni, si è affermata tra gli estimatori ed è sempre più diffusa a livello mondiale. Nel 2011, la versione dolce naturale del Primitivo di Manduria ha raggiunto un traguardo ancora più prestigioso, diventando il primo vino pugliese a ottenere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG). Di conseguenza, per rafforzare ulteriormente la tutela e la tracciabilità del prodotto, dal 1° gennaio 2023, si è stabilito che tutte le bottiglie di Primitivo di Manduria DOC e DOC Riserva saranno dotate della “fascetta di Stato”. Così, sebbene essa non fosse obbligatoria per i vini DOC, questa scelta volontaria da parte del Consorzio di Tutela mira a garantire l’autenticità e a proteggere il vino da contraffazioni, offrendo al consumatore una maggiore sicurezza sulla provenienza e la qualità del prodotto, il quale è inserito tra i vini storici d’Italia dal Ministero dell’Agricoltura.
Riferimenti
- AA.VV., Il rinascimento del Primitivo di Manduria DOC, Filo editore, Manduria 2004.
- GENNARI, M.E., Storiografia del vino Primitivo di Manduria: tra 19° e 20° secolo, Provveduto, Manduria 2007.
- IACOVELLI, G., Dal ‘Merum’ al Primitivo di Manduria: storia e vita di un vino DOC pugliese, Filo, Manduria 1997
- MOSCONI, T., ARCELLA, L., Manduria: storia, natura, tradizioni nella terra del Primitivo, Tonino Mosconi, Manduria 2012.
- PROVVEDUTO, P., PROVVEDUTO, A., Primitivo di Manduria: ambasciatore nel mondo: etimo, origini, storia, caratteristiche e gastronomi, Provveduto, Manduria 2013.
Risorse online
