Vino Taurasi

Il prodotto

Taurasi è un vino rosso secco di antichissima tradizione prodotto nell’Irpinia (entroterra campano), ottenuto principalmente da uve del vitigno Aglianico. È un vino robusto e longevo, dal colore rosso rubino intenso tendente al granato con l’invecchiamento. I profumi richiamano amarena, spezie e note minerali, mentre al gusto si distingue per struttura tannica importante ed elevata acidità, caratteristiche che ne favoriscono la lunga conservabilità. Storicamente noto come uno dei vini più pregiati del Mezzogiorno, il Taurasi affonda le sue radici in pratiche vitivinicole plurimillenarie dell’Irpinia. Il nome Taurasi identifica sia il vino che il borgo omonimo in provincia di Avellino da cui proviene. Questo vino è spesso definito “Barolo del Sud” per la complessità e la capacità di evoluzione, ma possiede una propria identità legata al territorio vulcanico e collinare dell’Appennino campano. Il vitigno base, l’Aglianico, è considerato uno dei più antichi d’Italia: di probabile origine greca (Hellenico), fu introdotto nell’Italia meridionale tra VII e VI sec. a.C... Il termine Aglianico deriverebbe proprio da una corruzione dialettale di hellenico/ellenico durante la dominazione aragonese nel Quattrocento, quando la pronuncia spagnola trasformò ll in gli. Taurasi è dunque l’espressione enologica più alta di questo vitigno, sintesi di tradizione classica e storia locale.

Area di produzione

L’areale produttivo del Taurasi copre una porzione dell’alta Valle del Calore in Irpinia, territorio collinare dell’Appennino campano. In particolare, sin dal passato è il comprensorio dei Campi Taurasini – attorno al borgo medievale di Taurasi e ai paesi limitrofi – a vocare storicamente la viticoltura di qualità. Oggi la DOCG Taurasi include 17 comuni della provincia di Avellino (Taurasi, Lapio, Luogosano, Sant’Angelo all’Esca, Castelfranci, Montemarano, etc.), situati tra i 300 e i 600 metri s.l.m. su colline di origine vulcanica e argillosa.. I terreni sono composti da marne argillose, depositi piroclastici (ceneri, lapilli) e substrati calcarei, con buona dotazione di elementi minerali (potassio, magnesio) che influiscono positivamente sulla vite.  Il clima è continentale temperato, con inverni rigidi (nevicate non rare) ed estati miti ma con forti escursioni termiche giorno-notte.. Questo ambiente favorisce una maturazione lenta e bilanciata delle uve di Aglianico, che sviluppano elevata acidità e complessità aromatica. Storicamente, Taurasi rappresentava il centro di un distretto vinicolo già delineato in epoca feudale: documenti del XVIII secolo mostrano che l’areale attuale coincideva con la baronia di Taurasi, i cui confini racchiudevano territori rinomati per vigne e castagneti. La particolare combinazione di suoli vulcanici, esposizione collinare e clima interno ha distinto nei secoli il vino locale rispetto ad altre produzioni campane, rendendo Taurasi una vera terroir d’eccellenza nell’Italia meridionale.

Storia

La coltivazione della vite nell’Irpinia ha origini remote e precede l’era cristiana, ma le prime attestazioni specifiche legate al borgo di Taurasi risalgono al Medioevo. Dopo la caduta dell’Impero romano, l’area subì devastazioni durante le guerre gotiche e longobarde. L’insediamento di Taurasi, posto in posizione strategica tra la valle del Calore e le alture del Terminio, rinacque stabilmente con i Longobardi: nell’Alto Medioevo (VII-VIII sec.) il luogo fu fortificato e divenne parte del principato di Benevento. La fondazione dell’odierno centro abitato viene fatta risalire proprio all’epoca longobarda, anche se il toponimo deriva dall’antica Taurasia irpina, città sannitica distrutta dai Romani nel 268 a.C.. In età normanna, Taurasi compare nei documenti feudali: nel 1101 il castello di Taurasi venne ricostruito dai Normanni e assegnato a Trogisio de Taurasia (antenato dei Sanseverino). La baronia di Taurasi prosperò sotto i Normanni e Svevi, estendendosi su un vasto territorio collinare vocato anche all’agricoltura. Un importante riferimento alla viticoltura medievale locale si ha nel 1179: una pergamena datata novembre 1179, relativa a Taurasi, rappresenta la prima menzione conosciuta della vite taurasiota. In tale documento – verosimilmente un atto notarile o catastale – si cita un terreno vitato o una vigna situata nel feudo di Taurasi, prova che già nel XII secolo la coltura della vite era praticata e riconosciuta in zona. Si tratta di una testimonianza precoce e significativa, indicativa della continuità colturale dall’epoca classica (in cui l’Irpinia era già terra di vini, come il Falernum e il Caudium) al medioevo. Un’altra menzione di grande interesse è del 1167: secondo la storiografia locale, un documento di quell’anno attesterebbe che la vite coltivata a Taurasi veniva chiamata dagli abitanti “Aglianica”, termine che anticipa il moderno Aglianico. Ciò suggerisce che il vitigno autoctono fosse già allora distinto con un nome proprio; la tradizione vuole che furono gli Spagnoli, secoli dopo, a diffondere l’uso del termine Aglianico (dal loro Llanogliano) per indicare l’uva originariamente detta Hellinica/Hellenica. Durante il tardo medioevo e l’età moderna, Taurasi rimase un centro vinicolo di importanza regionale. I vari feudatari – dai Caracciolo ai Gesualdo – incoraggiarono la produzione vinicola, sia per consumo locale che per il mercato. In particolare sotto il principe Carlo Gesualdo (seconda metà del ’500), famoso madrigalista e feudatario di Taurasi, il borgo conobbe un periodo di rifioritura: si riportano opere di miglioramento agricolo e urbanistico compiute dal principe, il quale nei suoi scritti testamentari elogiò le terre e i frutti di Taurasi. Nell’Archivio di Stato di Napoli si conservano documenti del XVII-XVIII secolo (relazioni agrarie, cabrei, catasti) in cui Taurasi è menzionata per il suo vino robusto, spesso usato come vino da taglio per irrobustire altri vini più deboli. Ad esempio, in una statistica borbonica del 1783 sulla provincia Principato Ultra si indica che “a Taurasi si raccolgono vini rossi abbondanti e di ottima qualità”, segnalando anche la presenza di boschi di rovere per botti nella zona (a riprova dell’indotto enologico locale). Con l’Unità d’Italia e soprattutto tra fine Ottocento e primo Novecento, il Taurasi visse una stagione di rinnovata fama. Il territorio irpino si rivelò provvidenziale durante la crisi fillosserica europea: il parassita, che a fine ’800 devastò i vigneti di Francia e Nord Italia, arrivò tardi nelle campagne avellinesi, consentendo ai produttori locali di esportare ingenti quantità di vino “sanzo” (non contaminato) verso le zone colpite. In quegli anni le cantine taurasiote spedivano vino sfuso tramite la nuova ferrovia Avellino-Rocchetta, tanto che il tratto fu soprannominato “Ferrovia del vino” per il volume di botti dirette soprattutto a Bordeaux e al Piemonte. Un geografo dell’epoca, Giuseppe Strafforello, nel 1898 scriveva: «Nelle buone annate il vino è assai copioso e molto se ne esporta nelle province limitrofe, principalmente col nome di vino Taurasio ed altri. Il migliore si raccoglie nei comuni di Taurasi». Ciò conferma come il Taurasi fosse già allora ritenuto il vino per eccellenza dell’Irpinia, apprezzato anche fuori regione. Nel corso del Novecento, l’areale vinicolo di Taurasi si strutturò con l’apporto scientifico della Regia Scuola di Viticoltura ed Enologia di Avellino (fondata nel 1879 dal ministro Francesco De Sanctis). Da questa scuola uscirono agronomi che contribuirono a migliorare le tecniche colturali (innesto su piede americano dopo la fillossera, potature Guyot al posto della tradizionale alberata taurasina, ecc.).Studi enologici negli anni ’20 (Madaluni 1929) e ’30 (Iannaccone 1934) documentarono l’eccellenza del vino Taurasi nel contesto campano, ponendo le basi per il suo riconoscimento come vino pregiato nazionale. La storia recente – dal riconoscimento della DOC nel 1970 alla DOCG del 1993 – esula da questa trattazione storiografica, ma va ricordato che il Taurasi fu il primo vino del Sud Italia a ottenere la DOCG, coronando ufficialmente una tradizione di qualità che affondava le radici nel Medioevo.

Riconoscimenti

Nel XX secolo il Taurasi è emerso come uno dei vini simbolo del Meridione, ottenendo tutele normative di qualità al pari dei grandi rossi italiani. Già nel 1970 fu istituita la DOC “Taurasi” e, in seguito, nel 1993, la DOCG Taurasi – primo caso di Denominazione d’Origine Controllata e Garantita per un vino dell’Italia meridionale. Tali riconoscimenti moderni sanciscono il prestigio storico del Taurasi, ma non rientrano nell’analisi storico-documentaria qui svolta. In ambito culturale, il vino Taurasi ha ricevuto menzioni onorifiche sin dall’Ottocento: ad esempio, fu più volte premiato in esposizioni enologiche regionali e citato in letteratura (Eduardo De Filippo lo nomina in una commedia, associandolo scherzosamente alla joie de vivre campana). Oggi il Taurasi gode di fama internazionale ed è tutelato da un Consorzio di produttori, a suggello di un percorso secolare di eccellenza.

Riferimenti

  • Documento medievale del novembre 1179, Archivio di Montevergine – pergamena citata in Mattei-Cerasoli, “Taurasi” (in Archivio Storico per le Province Napoletane), 1906.
  • Fonti archivistiche locali: Catasto Onciario di Taurasi (1754); Archivio Diocesano di Nusco, Visite pastorali sec. XVIII (riferimenti a decime del vino).
  • GIUSTINIANI, L., voce “Taurasi”, in Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, vol. X, Forni, Napoli 1805.
  • STRAFFORELLO, G., La Patria: Geografia dell’Italia, vol. XVII (Province Meridionali), Unione Tipografico Editrice, Torino 1898.
  • SUMMONTE, G.A., Historia della Città e Regno di Napoli, vol. IV (menz. vini Principato Ultra), Antonio Bulifon, Napoli 1675.